VIA PIERO DELLA FRANCESCA
TRATTO NORD
QUARTIERE DI SAN NICCOLÒ
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Il tratto settentrionale va da Via N. Aggiunti a Via XX Settembre. Partendo proprio da Via XX Settembre si trova la facciata del ex Seminario Vescovile del Borgo.
SEMINARIO VESCOVILE DEL BORGO
Lo storico Tafi ricorda: “Si sa che i Seminari per la formazione dei futuri sacerdoti vennero istituiti dal Concilio di Trento del 1563. In Italia i primi sorsero a Milano (1564), a Roma (1565) … Ma in molte diocesi ci furono dei ritardi notevoli più che altro per mancanza di mezzi finanziari. Ad Arezzo il Seminario sorse nel 1639, a Sansepolcro nel 1710.” Il primo Vescovo che se ne occupò pare sia stato Girolamo Incontri (1605-1615), poi il Vescovo Cherubino Malaspina (1655-1667), poi il Vescovo Ludovico Malaspina, “in una relazione alle autorità romane, confessò il proprio dispiacere di non poter dar vita al Seminario per mancanza di mezzi: c’era sì un testamento con un lascito a tale scopo, ma la cifra non era sufficiente.” (Tafi). Solo il Vescovo Giov. Lorenzo Tilli (1704-1724) lo eresse nel 1710 nel Palazzo Franceschi nella Via Dante Chiasserini, detta già Via del Seminario Vecchio. Poi, nel 1773, il Vescovo Marcacci lo trasferì nell’ex Collegio dei Gesuiti e qui è rimasto fino alla seconda metà del ‘900, poi chiuso per mancanza di seminaristi.
COLLEGIO DEI GESUITI
I Gesuiti, ricevuta una grossa eredità da messer Paris di Lodovico Monfalconi, ricchissimo gentiluomo di Sansepolcro, acquistarono l’area per costruirvi il Collegio. Nel 1639 c’erano al Borgo sei Padri gesuiti e due fratelli laici. I grandi lavori cominciarono nel 1653, quando il Padre Ciriaco Pichi (1621-1680), architetto, consegnò due diversi progetti per la costruzione della chiesa e del collegio, fu scelto il progetto più grande ed i lavori ebbero inizio. Una lapide nel palazzo del Collegio porta la data 1710, forse la data del termine dei lavori.
Fig. 1 – Facciata in Via Piero della Francesca. Fig. 2 – Facciata in Via XX Settembre.
Al Vescovo Marcacci giunsero le disposizioni ufficiali della Santa Sede, egli si recò a leggere ai Gesuiti il documento pontificio di soppressione. Era il 1 settembre 1773, il giorno dopo le autorità civili granducali di Pietro Leopoldo, anche lui nemico dei Gesuiti, si recarono ad occupare l’edificio; ma anche il Vescovo Marcacci vi si recò per esigerne una buona parte per il Seminario. I Gesuiti al Borgo non tornarono più. (Tafi)
Il Collegio, oggi sede dell’Istituto Tecnico Commerciale, presenta un’architettura particolare: stile tardo-rinascimentale anche se edificato in epoca barocca! Lo storico Enzo Papi, nella sua pubblicazione Messaggi di pietra, analizza i numerosi architravi sulle porte nei corridoi interni. Qui ci sono “scritte in latino e i motti tanto cari al secolo precedente, sono ben 12 le pietre graffite, e tutte le scritture hanno i soliti caratteri maiuscoli latini”. Quindi, in tutti gli architravi, vi sono traccia del metodo educativo gesuita.
Fig. 3 – Collegio dei Gesuiti, oggi Istituto Tecnico e Turistico, inscrizione: PARCERE Q (uam) ULCISCI, meglio perdonare che ferire.
Fig. 4 – Veduta complessiva della chiesa e ex seminario.
Fig. 5 – Facciata della ex Chiesa di San Francesco Saverio.
CHIESA DI SAN FRANCESCO SAVERIO
La Chiesa e il Collegio dei Gesuiti adiacente (1638-1773; Il Seminario vescovile dal 1774 al 1966 ed ora sede di un Istituto Tecnico Economico) furono costruiti contemporaneamente tra il 1680 e il 1690, per ospitare l’Ordine religioso appena arrivato a Sansepolcro. Il progetto della chiesa e del collegio fu eseguito dall’architetto gesuita Ciriaco Pichi (1653), originario di Sansepolcro, al quale si deve anche la chiesa di Sant’Ignazio ad Arezzo. Nel 1725 l’intero edificio subisce alcuni danni a motivo del terremoto. Nel 1773, al momento della soppressione della Compagnia di Gesù, nell’edificio del collegio vengono insediate le scuole pubbliche e il Seminario Vescovile di Sansepolcro, che vi manterrà la propria sede fino al trasferimento nella Villa del Petreto nell’anno 1966.
Su iniziativa del vescovo di Sansepolcro Domenico Bornigia, nel 1955 la grande chiesa è stata trasformata in sala congressi e cinematografica, e ancora oggi svolge questa funzione.
Di notevole interesse sono sia la facciata in laterizio con soluzioni architettoniche di grande omogeneità ed equilibrio, che l’interno con decorazione a stucco dalle linee sobrie, organizzata lungo le pareti con membrature classiche in cui sono inserite nove statue di Virtù. Non sono però più presenti gli altari e la volta originaria è occultata da un moderno controsoffitto. La tela che era collocata all’altare maggiore con la Conversione della Regina delle Indie, di Andrea Pozzo, del 1690, è oggi esposta al Museo Civico.
Fig. 6 – Interno della ex chiesa, ora Cinema Nuova Aurora.
Fig. 7 – Soffitto della chiesa di San Francesco Saverio, Sansepolcro.
Fig. 8 – Andrea Pozzo, “San Francesco Saverio converte la regina delle Indie”, Museo Civico, Sansepolcro.
Fig. 9 – Parte inferiore della pala, a sinistra data 1690 e firma di Andrea Pozzo.
L’opera, che reca in basso traccia dell’originale collocazione, rappresenta San Francesco Saverio che converte la regina indiana Neachile. Il riferimento è alla missione di evangelizzazione condotta dal santo in India dal 1541 al 1544. Il dipinto era un tempo collocato sull’altare maggiore della soppressa chiesa di San Francesco Saverio e porta in basso a sinistra il nome del suo autore, Andrea Pozzo.
ANDREA POZZO
Andrea Pozzo (Trento 1642- Vienna 1709) è stato un gesuita, architetto, pittore, decoratore e teorico dell’arte italiano. Artista straordinariamente versatile, fu una figura significativa del tardo barocco. A Roma, il suo capolavoro, la realizzazione degli affreschi nel soffitto della navata della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo di Marzio; sul soffitto piatto della chiesa realizzò in pittura prospettica delle architetture illusorie che, dilatando il campo visivo, rappresenta la “Gloria di Sant’Ignazio di Loyola”.
Fig. 10 – Andrea Pozzo, soffitto e finta cupola, chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, Roma.
Ma l’inganno non è solo sul soffitto della navata, anche la meravigliosa cupola, in realtà, è finta infatti, il soffitto è piatto e al di sopra è stato applicato un dipinto prospettico su tela: è solo un’illusione ottica tridimensionale! Ad Arezzo, Andrea Pozzo, realizza una finta cupola nella chiesa della Badia delle Sante Flora e Lucilla.
Fig. 11 – Andrea Pozzo, 1701-1702, “La finta cupola”, chiesa della Badia delle Sante Flora e Lucilla, Arezzo.
Sul lato destro, difronte al Collegio, è il:
PALAZZO dell’ISTITUTO delle MAESTRE PIE VENERINI
Tutto cominciò nel 1719 quando da Urbino venne ad abitare a Sansepolcro Angela Cospari, uno spirito molto forte in un corpo fragile e ammalato. Al Borgo c’era la madre che si è risposata con Ignazio Gherardi ed abitò in una casa di proprietà, difronte al Collegio-Seminario dei Gesuiti. Proprio durante la sua lunga infermità, Angela fondò l’Istituto delle Fanciulle povere e si dette da fare perché venissero da Roma al Borgo, alcune Maestre Pie Venerini, a dirigere l’istituto e la scuola. Lo storico Tafi fa presente che nella prima metà del Settecento non c’era che la Scuola dei Gesuiti e un Maestro di Grammatica per i giovani dipendenti del Comune, per la gioventù femminile nulla. Nel 1751 le Maestre Pie di Roma ebbero il permesso ad aprire una fondazione al Borgo per l’educazione della gioventù femminile e nel 1752 due Maestre Pie dell’Istituto Venerini di Roma giunsero al Borgo. Nella scuola s’insegnavano i lavori femminili, leggere, scrivere, dirigere la casa e la famiglia. La scuola delle Maestre Pie ebbe molto successo e hanno, ancora oggi, la stima e l’affetto di tutta la popolazione; dopo più di 240 anni di vita, la Scuola continua ancora oggi a educare mediante la Scuola Materna e la Scuola Elementare. Il Palazzo che vediamo, è frutto di accorpamenti e ristrutturazioni eseguiti nel Settecento e nell’Ottocento.
BIBLIOGRAFIA
- TAFI ANGELO, Immagine di Borgo San Sepolcro, Calosci, Cortona 1994.
- ANDREINI LUIGI, “Sansepolcro, guida alle chiese del centro storico”, Sansepolcro, 2015.
- PAPI ENZO, Messaggi di pietra: finestra aperta su una città toscana del ‘500. Edizioni Nuova Phromos, Città di Castello, 2021.
STUDIO DI NICOLETTA COSMI