VIA LUCA PACIOLI
QUARTIERE DI SANTA CATERINA E DI SAN BARTOLOMEO
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Via Luca Pacioli, è situata nel centro storico della Città di Sansepolcro, il primo tratto nel quartiere di Santa Caterina e il secondo di San Bartolomeo; nella pianta del 1828 l’attuale strada era indicata con due nomi distinti, la parte nord che va da via Santa Caterina a via XX Settembre era chiamata “Via di San Pietro o San Piero”, mentre il secondo percorso da via XX Settembre a via di Santa Croce era indicato come “Via degli Abbarbagliati o Barbagliati”, dal nome di una famiglia nobile di Sansepolcro. Nell’anno 1900 fu deciso di dare un unico nome ai due tratti di strade e fu dato il nome di Umberto I, a seguito dell’uccisione del re da parte di un anarchico a Monza. Nell’anno 1944 la nostra strada cambia di nuovo nome e su disposizione della Presidenza del Consiglio diventa Via Luca Pacioli.
Fig. 1 – Ritratto di Luca Pacioli conservato nella Pinacoteca del Museo Capodimonte di Napoli, già posto nel Palazzo Ducale di Urbino, in cui dimostra ad un allievo l’ottava proposizione dal libro XIII degli Elementi di Euclide, mentre sul tavolo si trova la Summa de Arithmetica.
LUCA PACIOLI
Luca Bartolomeo de Pacioli, nacque a Borgo Sansepolcro, in provincia di Arezzo, in una casa situata, nell’attuale via dei Cipolli, circa tra il mese di ottobre del 1446 e l’ottobre del 1448, da Bartolomeo, allevatore di bestiame, e da Maddalena Nuti. Nell’anno 1459 muore il padre e viene affidato alla famiglia di Folco di Giovanni di Conte Bofolci e dei figli Piergentile e Conte. A circa diciannove anni Luca Pacioli lasciò Sansepolcro per vivere a Venezia dove potè lavorare presso il mercante Antonio Rompiasi e accompagnare nei suoi viaggi di affari, diventando esperto nella ragioneria e nel commercio. Presso la famiglia Rompiasi si occupò anche dell’educazione dei tre figli, nel contempo accrebbe i suoi studi di aritmetica commerciale con Domenico Bragadin della nota Scuola di Rialto, dove forse approfondì la partita doppia. Nell’anno 1468 Pacioli divenne pubblico lettore di matematica e canonico di San Marco. Nell’anno 1470 scrisse il suo primo trattato di algebra e matematica che dedicò ai figli di Rompiasi, poi andato perduto. Per circa due anni dal 1470 visse a Roma abitando anche nella casa di Leon Battista Alberti, dove potè ricevere lezioni di matematica e di religione. Nel 1475 diventa francescano dei frati minori conventuali come i fratelli Ginepro e Ambrogio, un altro fratello chiamato Antonio muore da giovane. Si sposta a Perugia, poiché il 14 ottobre 1477 è invitato per insegnare aritmetica all’Università di Perugia, città nella quale rimane fino all’anno 1480. Luca Pacioli da infaticabile viaggiatore nel 1481 si trasferisce a Zara, città che apparteneva a Venezia, dove insegna fino al 1485. Si trasferisce di nuovo a Perugia dal 1486 ad aprile 1488, per poi accettare l’incarico al ginnasio di Napoli in parte dell’anno 1488 e 1489. Ritornato a Roma per l’insegnamento, nel palazzo di Giuliano Della Rovere, che diverrà papa Giulio II, Pacioli presenta a Guidobaldo da Montefeltro alcuni modelli dei poliedri regolari (cubo, tetraedro, ottaedro, dodecaedro, icosaedro) e gli dedica l’opera “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proporzionalità”. Nell’anno 1491 ritorna a Sansepolcro e vi rimane fino al 1493, poi riparte per Padova e Venezia.
A Venezia nell’anno 1494 viene pubblicata la “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proporzionalità”, scritta non in latino ma in volgare per meglio essere compresa dai mercanti e studenti, riguarda opere scritte nell’arco di quarant’anni e spiega in modo preciso il funzionamento della partita doppia. L’opera sarà riconosciuta fondamentale per la matematica del suo tempo e per le epoche seguenti. La Summa è divisa principalmente in due parti: l’aritmetica e la geometria.
Nella “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalita”, Luca Pacioli, riprende il Trattato d’abaco di Piero della Francesca in particolare sulla prospettiva e la geometria. Dei rapporti tra Pacioli e Piero della Francesca conosciamo poco, ci risulta un solo documento in cui hanno assistito insieme ad un atto notarile nel Convento di San Francesco a Sansepolcro il 20 settembre 1484. Secondo la tradizione si sostiene che Pacioli da giovane possa aver frequentato la bottega di Piero della Francesca ma non risulta un reale rapporto di maestro e allievo.
Secondo gli scritti di James R. Banker, Pacioli nacque tra il 1446 e il 1448 quando Piero della Francesca aveva circa 35 anni; Piero viveva di rado a Sansepolcro negli anni dal 1446 al 1459, al tempo della fanciullezza di Pacioli, mentre negli anni successivi Piero si trovava più spesso nella sua città quando Pacioli era un adolescente. Piero ritornò a Sansepolcro da Roma alla fine del 1459 e in quella città ebbe modo di approfondire lo studio dei matematici greci. Dato che Piero citò Euclide spesso nei suoi tre trattati, probabilmente egli riportò con sé una copia manoscritta degli Elementi. Tra l’autunno del 1459 e l’autunno del 1462, Piero potrebbe aver condiviso questo interesse per i matematici greci e la sua conoscenza della geometria con il giovane Pacioli. Nel 1508 Pacioli ricordò che aveva studiato matematica ben 44 anni prima. Il periodo dei primi anni del 1460 coincide con il periodo che Pacioli designa come il momento in cui aveva iniziato i suoi studi matematici.
Fig. 2 – Angiolo Tricca (1817-1884), “Piero della Francesca detta le regole della geometria a Luca Pacioli”, Museo Civico di Sansepolcro.
In un suo scritto Luca Pacioli definisce Piero della Francesca “monarca alli dì nostri della pittura e architectura”.
Nell’anno 1496 Luca Pacioli si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico Maria Sforza detto il Moro dove si occupa della contabilità del duca, a Milano potè incontrare Leonardo da Vinci, che già conosceva la sua opera Summa de Arithmetica. Pacioli e Leonardo stringono amicizia e Leonardo si avvarrà delle lezioni di algebra e geometria, studia la equiestensione dei solidi, delle aree, il problema della quadratura del cerchio e altri aspetti della geometria.
Pacioli affiderà a Leonardo le illustrazioni dei solidi geometrici per il manoscritto “De divina proportione” presentato nel 1498 a Ludovico il Moro e pubblicato a Venezia nell’anno 1509. Il trattato è diviso in tre parti: nella prima parte analizza la proporzione aurea, la seconda l’architettura e l’ultima parte comprende l’opera ”Libellus de quinque corporibus regularibus” di Piero della Francesca. Tutt’ora gli studiosi dibattono se si tratti di usurpazione come scritto da Giorgio Vasari nelle Vite o di pubblicazione del testo tradotto dal latino o del testo volgare di Piero della Francesca. Del manoscritto di Luca Pacioli “De divina proporzione”, esistono al mondo due soli esemplari scritti durante la vita di Pacioli. Uno è conservato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, mentre nella Biblioteca Universitaria di Ginevra è conservato il manoscritto dedicato a Ludovico il Moro.
Fig. 3 – Nell’anno 1496 Luca Pacioli si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico Maria Sforza detto il Moro dove si occupa della contabilità del duca, a Milano potè incontrare Leonardo da Vinci, che già conosceva la sua opera Summa de Arithmetica.
Fig. 4 – Frontespizio della prima edizione.
Fig. 5 – Illustrazioni di Poliedri di Leonardo da Vinci per il trattato De Divina Proportione.
Nell’anno 1499 Luca Pacioli lascia Milano dopo la caduta di Ludovico il Moro, trasferendosi prima a Mantova, poi a Venezia e in seguito a Firenze dove, pur continuando a viaggiare, rimarrà fino al 1506, ospite del convento di Santa Croce. A Firenze Pacioli ritroverà Leonardo da Vinci.
Tra le altre opere di Luca Pacioli ricordiamo: l’”Alphabeto Dignissimo Antiquo” pubblicato nel 1498 e “De ludo scachorum”.
Fig. 6 – Leonardo da Vinci, da De divina Proportione, Milano, Biblioteca Ambrosiana.
Dopo un periodo trascorso a Bologna e Roma, tornò a Sansepolcro, dove continuò i suoi studi e la sua attività di insegnamento. Secondo la studiosa Elisabetta Ulivi, Luca Pacioli è deceduto tra la primavera-estate del 1517, dopo il 15 aprile e prima del 6 luglio. Non è possibile stabilire con certezza il luogo se Sansepolcro, Roma o Firenze. Il necrologio presso l’Archivio della Basilica di Santa Croce a Firenze, riporta che aveva 70 anni al decesso il 19 giugno 1517. Ancora oggi gli studiosi non possono dire con certezza dove si trova la tomba di Luca Pacioli.
Davanti alla chiesa di San Francesco a Sansepolcro, nell’anno 1994, è stato posto il monumento dedicato a Luca Pacioli realizzato nel 1994 dall’artista Franco Alessandrini.
Fig. 7- Monumento dedicato a Luca Pacioli a Sansepolcro, realizzato nel 1994 dall’artista Franco Alessandrini.
Fig. 8 – Particolare della scritta sul basamento del monumento dedicato a Luca Pacioli.
Nell’anno 2017 in occasione del cinquecentenario dalla morte di Luca Pacioli, il Comune di Sansepolcro ha promosso, presso il Museo Civico, la mostra “Luca Pacioli tra Piero della Francesca e Leonardo”, mentre a novembre 2024 la mostra dedicata alla “Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità“, in occasione dei 530 anni dalla stampa.
VIA LUCA PACIOLI (Tratto Nord)
Tornando a parlare della nostra strada intitolata a Luca Pacioli, incamminandoci da via Santa Caterina troviamo un lato di Palazzo Sassi, dopo l’incrocio con via Aggiunti al numero 72 Palazzo Massa, risalente al Seicento, con sul portale lo stemma della famiglia Rigi.
Fig. 9 e 10 – Palazzo Massa, risalente al Seicento, con stemma della Famiglia Rigi.
Un tempo sulla parte sinistra verso il numero 40 vi è stata per diversi secoli la piccola chiesa di San Pietro o San Piero o San Pierino, sconsacrata nel 1842 o nel 1879 per poi essere demolita negli anni trenta dove al suo posto il cav. Luigi Fatti fece costruire i bagni pubblici, non più esistenti. Le sue origini sono incerte, nell’anno 1545 fu concessa alla Compagnia della Santissima Annunziata fino all’anno 1692.
Nel Museo Civico di Sansepolcro si trova “L’Annunciazione a Maria”, dipinto a olio su tavola centinata, del pittore Giovan Battista Cungi a cui era stata commissionata nel 1547 dalla Compagnia della Santissima Annunziata proprio per la chiesa di San Piero, con richiami al Vasari, attualmente presso il Museo Civico di Sansepolcro.
Fig. 11 – Annunciazione a Maria, attribuita a Giovan Battista Cungi, Museo Civico, Sansepolcro.
Successivamente troviamo sempre a sinistra, una loggia con cinque aperture ad arco che il Di Pietro ritiene collegata al cinquecentesco palazzo Muglioni e precisamente al giardino pensile del detto palazzo. (Tafi)
Fig. 12 – Veduta della Loggia.
Oltrepassando via Firenzuola, a destra al numero 68, troviamo palazzo Franceschi Marini del cinquecento con lo stemma sopra il portone bugnato.
Fig. 13 – Palazzo Franceschi Marini.
VIA LUCA PACIOLI (Tratto sud)
Già VIA DEGLI ABBARBAGLIATI
Il tratto sud, portava il nome di Via degli Abbarbagliati o Barbagliati che era il cognome di una nobile famiglia medievale del Borgo.
Fig. 14 – Stemma della famiglia Abbarbagliati.
Lo stemma era secondo l’Agnoletti, costituito da un leone rampante attraversato da una banda obliqua ornata da tre stelle. Un tale stemma lo si vede due volte su porte medioevali.
Al n. 60, in angolo con la via XX Settembre e via Luca Pacioli, si trova lo storico Ristorante della città:
RISTORANTE FIORENTINO
Fig. 15 – Portale d’ingresso del Ristorante Fiorentino.
Il ristorante fu fondato nel 1807 da Luigi Bosi, un funzionario napoleonico che veniva da Firenze. Aveva visto a Parigi i primi ristoranti nell’idea contemporanea del termine, e ha voluto realizzare a Sansepolcro quello che aveva visto in Francia. Lo chiamò “Albergo dell’Aquila Nera”, ma tutti dicevano che andavano dal fiorentino e questo è il nome che ha superato ben più di due secoli, l’Aquila Nera rimane solo nei libri di storia. Il locale è gestito dal 1950 dalla famiglia Uccellini, Alessio e Anna poi da Alessia e Alessandro, conserva un’atmosfera di altri tempi entrando nei saloni rinascimentali del palazzo.
Procedendo dopo aver incrociato via XX Settembre, entriamo nel tratto già Via degli Abbarbagliati, numerosi sono i palazzi del quattrocento e cinquecento, al numero 38 Palazzo Abbarbagliati, con il ben conservato stemma di famiglia; il Palazzo dei Pichi-Graziani al numero 25 si evidenzia dallo stemma sul portale, già appartenuto alla famiglia dei Folli che era nota dal Medioevo. Il più conosciuto è il medico Francesco Folli che nacque a Poppi e morì a Sansepolcro il 25 gennaio 1685, rinomato per i suoi studi e sperimentazioni sulla trasfusione del sangue. In questo palazzo della famiglia Pichi Graziani troviamo le scritte “Pacere quam ulcisci”, (Meglio) perdonare che vendicarsi e “Auxilium meum a DDN”, Il mio aiuto (è) da Domineddio (dal Signore Dio).
Fig. 16 – Palazzo Pichi Graziani.
Dopo l’incrocio con via San Giuseppe, incontriamo un palazzo al numero 32 che presenta delle strutture risalenti al trecento al pianterreno tra cui l’ingresso, il paramento a filaretto, le spallette delle aperture; ai piani superiori le mostre delle finestre risalgono al cinquecento.
Sulla facciata si trova una lapide a ricordo del sacerdote Carlo Fantoni che vi abitò. Nacque a Sansepolcro nell’anno 1808 e nel 1830 fu ordinato sacerdote, trasferitosi ad Arezzo per fare il precettore presso la famiglia Guilicchini potè conoscere alcuni liberali sostenitori dell’Unità d’Italia. Nell’anno 1845 torna a Sansepolcro, insegna in Seminario e diventa canonico della Cattedrale, compone poesie tra cui un Inno Nazionale. Il Fantoni si appassionò agli avvenimenti del 1848-49 della prima guerra d’Indipendenza, ma a seguito della restaurazione granducale dovette lasciare l’insegnamento; venne processato e nel 1850 si ritirò a vita privata. Morì il 4 gennaio 1856. Nell’anno 1863 viene pubblicato a Firenze il suo libro “Poesie Liriche”.
Fig. 17 – Lapide posta sulla facciata della casa dove abitò Carlo Fantoni.
Dopo l’incrocio con via San Bartolomeo, sulla destra arriviamo al n. 28 all’imponente Palazzo Aloigi Luzzi, settecentesco, costruito in laterizio, si presenta con una grande facciata dove spicca il portale con le colonne di pietra serena che una volta sostenevano il balcone. Il finestrone, al piano nobile, ha il timpano ad arco, mentre le finestre a timpano triangolare, il piano di servizio ha finestre più piccole con solo quella centrale con il timpano ad arco, le altre a triangolo. Come scrive lo storico Salmi: “un esempio di solidità barocca ravvivata dalle eleganze articolate del Rococò”. In alto a destra, sull’angolo del palazzo, è posto lo stemma, oggi abbastanza rovinato, che raffigura a sinistra un leone rampante su campo azzurro con in alto un sole (della famiglia Aloigi), a destra in campo rosso una testa di cavallo bianca con sopra la croce dei Cavalieri di Santo Stefano (della famiglia Gherardi).
Fig. 18 – Palazzo Aloigi Luzzi. Fig. 19 – Stemma.
Fig. 20 – Portale del Palazzo Aloigi Luzzi. Fig. 21 – Portale con il terrazzo ora crollato.
Fig. 22 – Finestra del palazzo, timpanata e con una bellissima inferriata.
Nell’interno, il Di Pietro fa notare la monumentalità del sistema androne-scala. Al primo piano è un ampio salone decorato con stucchi, presenta un ballatoio su tre lati e altre stanze di rappresentanza.
Nel passare del tempo il palazzo ha subito trasformazioni e restauri, ma ha sempre mantenuto la sua struttura originaria. Presso Palazzo Aloigi Luzzi ebbe la propria sede fino all’anno1846, la Reale Accademia della Valtiberina Toscana, fondata il 14 febbraio 1830, con lo scopo di perfezionare il metodo d’insegnamento dei giovani, far conoscere la storia locale, occupandosi di molti aspetti culturali e sociali.
Nei primi anni ’70 l’artista Franco Alessandrini, originario di Sansepolcro, apre uno studio a Sansepolcro nel Palazzo Aloigi-Luzzi, dove riceve artisti più giovani, non solo del luogo.
Fig. 23 – Palazzo Pichi, portale. Fig. 24 – Stemma dei Pichi.
Il Palazzo Pichi, cinquecentesco, si trova al n.7 alla sinistra vicino a Piazza Santa Chiara, con due stemmi sul portale, quello dei Pichi si trova nella parte superiore. Entrando possiamo leggere delle massime sull’architrave di destra “Tam Diu discendum quam Diu vivas” che significa: Si deve imparare tanto a lungo, quanto a lungo tu possa vivere; mentre nell’architrave di sinistra; ”Omnia prius consulto” che significa: È necessaria la riflessione prima (di fare) tutte le cose. Al primo piano troviamo altre tre incisione sui tre portali: “Moderata durant”, Le cose modeste durano; “Timor Domini”, Timor di Dio, e “Sustine et Abstine”, Sopporta e astieniti.
Il Palazzo posto al numero 1 che per un parte sporge su Piazza Santa Chiara, ha un portale bugnato e in una porta dell’androne si trova la scritta “Pax huic domui in aeternum”, Pace a questa casa per sempre. Al n. 4 il cinquecentesco Palazzo Corsi, dove sul portale bugnato secentesco è posto lo stemma molto ben conservato della famiglia, all’interno dell’androne la scritta “Omnia ex Deo”, Tutto viene da Dio.12. Il Palazzo Lancisi, cinquecentesco, si trova al numero 10 e dalla facciata possiamo capire la presenza di edifici precedenti. Sulle cornici di due finestre possiamo leggere “Cosmus Canonicus(S)”, Il Canonico Cosimo e “Sic nos non nobis”, Così noi non per noi.
Al numero 14 di Via Pacioli, vicino all’incrocio con via Santa Croce, il portale di un palazzo è adornato da uno stemma.
Fig. 25 e 26 – Stemma della famiglia Corsi.
BIBLIOGRAFIA
- ANGEO TAFI, Immagine di Borgo San Sepolcro – Guida Storico Artistica della Città di Piero, Calosci, Cortona 1994.
- ELISABETTA ULIVI, Nuovi documenti su Luca Pacioli, in Pacioli 500 anni dopo De Divine Proporzioni, a c. di Enrico Giusti e Matteo Martelli, Centro Studi “Mario Pancrazi”, Atti Convegno di Studi Sansepolcro 22/23 maggio 2009, Tipografia l’Artistica, Selci-Lama, 2009.
- JAMES R. BANKER, Luca Pacioli e Piero della Francesca, a cura di Enrico Giusti e Matteo Martelli Atti Convegno di Studi a Sansepolcro, 22/23 maggio 2009 Celebrazioni Cinquecentenario De Divina Proportione 1509-2009 Pacioli 500 Anni Dopo.
- ARGANTE CIOCCI, La questione dell’autografia del – Libellus nell’edizione a stampa del 1509. tratto dal libro “Piero della Francesca, Luca Pacioli, Giorgio Vasari e la civiltà del Rinascimento a cura di Giulio Firpo e Matteo Martelli, Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi” Edizioni Nuova Prhomos, anno 2024.
- ENZO PAPI, Messaggi di Pietra, Centro Studi “Mario Pancrazi”, Edizioni Nuova Prhomos, 2021.
ASSOCIAZIONE CULTURALE, Franco Alessandrini, Sansepolcro.
STUDIO DI PATRIZIA MEAZZINI