VIA SAN GIUSEPPE
QUARTIERE DI SAN BARTOLOMEO
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Piazza Torre di Berta. Angolo nord-occidentale. Da questo angolo della piazza partono due strade: Via san Giuseppe con direzione parallela al Corso, l’attuale Via XX Settembre, e Via della Fraternita con andamento trasversale.
Per il nome di Via S. Giuseppe si possono fare solo ipotesi dal momento che nomi simili, in genere, sono collegati alla presenza di una chiesa o di una cappella; chiesa, però, che nel nostro caso non esiste. Sappiamo comunque che questo quadrante, fra il Corso e Via S. Giuseppe, la Piazza e via L. Pacioli – un tempo Via degli Abbarbagliati – era il quartiere ghibellino della città, di cui gli Abbarbagliati erano, per l’appunto, le guide. Nel medioevo le lotte fra guelfi e ghibellini sono state spesso furiose. Anche a Sansepolcro lo furono e la parola fine fu scritta fra il 1368-1369, quando il partito guelfo dette l’assalto al quartiere, fece strage degli Abbarbagliati e dei loro famigli e con gran furore ne atterrò le torri e le case. Il quadrante rimase un’area di macerie e di calcinacci sulla quale – col tempo e lentamente – furono riedificate le case dei Gherardi, dei Benci e dei Giovagnoli. È probabile, dunque, che la chiesa di S. Giuseppe, mai riedificata, esistesse prima delle distruzioni delle lotte politiche del ‘300.
Sembra inoltre che la via sia stata ricavata completando l’abbattimento della prima cinta muraria alla quale si addossavano le case degli Abbarbagliati; e questo spiega perché l’edilizia a sinistra della strada, guardando dalla piazza, non presenti segni di qualità (era campagna!), segni invece che si concentrano tutti sul lato destro. Procediamo allora con ordine lungo questo fianco.
Al civico 32 si allunga il Palazzo Giovagnoli che ha carattere rinascimentale, tardo 400 e 500, con facciata a bugnato. Ai civici 28-30 si trovano gli accessi al retro del Palazzo Benci la cui fronte principale è sulla Via Maestra o Corso di Sansepolcro (Via XX Settembre). Questo dato offre l’occasione per dire come le principali famiglie gentilizie della città ambissero, in ogni caso, ad avere almeno un affaccio sulla via principale del Borgo: questo era un segno della loro importanza, una sorta di status symbol. Interessante, a questo riguardo, il civico 26 dove è visibile soltanto un portone di legno molto antico e bisognoso di restauro.
Fig. 1 – Parte posteriore del Palazzo Benci in Via San Giuseppe (oggi sede della Unione dei Comuni).
Fig. 2 – Portone di Via S. Giuseppe n.26 che chiude il Vicolo del Calcinaccio.
Chiude quello che resta del Vicolo del Calcinaccio, una stretta strada che collegava Via S. Giuseppe con la parallela Via Maestra (Via XX Settembre). Il nome viene dalle rovine delle case degli Abbarbagliati, ma la strada non è senza sbocco per questo – per il perdurare delle distruzioni – ma perché il vicolo è stato chiuso dai Gherardi per allungare la fronte dei loro palazzi su via XX Settembre, la via Maestra.
Ancora. Al civico 20 è visibile per l’appunto il prospetto posteriore del Palazzo Gherardi, come al civico 6: qui addirittura è ancora evidente l’edificazione a scarpa della parete, segno questo che il Palazzo, che abbraccia anche tutta la via omonima, era in questo punto fortificato, una sorte di palazzo-fortezza. Va citato infine, al civico 18, un bel tabernacolo di pietra, seicentesco, con una Sacra Famiglia a fresco. La strada a questo punto, oltre l’incrocio con via Gherardi, con a sinistra il palazzo Meucci e le sue numerose aperture mercantili a pianterreno, si apre su Via L. Pacioli, anticamente Via degli Abbarbagliati.
BIBLIOGRAFIA
- ANGELO TAFI, Immagine di Borgo Sansepolcro, Guida storico-artistica della Città di Piero. Calosci-Cortona, 1994.
STUDIO DI ENZO PAPI