VIA GHERARDI

QUARTIERE DI SAN BARTOLOMEO

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Se da Piazza Torre di Berta si procede in direzione di Porta Fiorentina, la prima traversa che si incontra – sulla sinistra – è Via Gherardi, anticamente chiamata il Canto dei Gherardi; dove Canto sta per cantone, quartiere dei Gherardi. L’insediamento di questa potente famiglia, che ha dato alla città priori delle confraternite, membri dei Signori 24 – il Consiglio del Comune medievale – gonfalonieri di Firenze al tempo del Granducato, un pittore collaboratore di Vasari, Cristofano Gherardi (1508-1556) risale al ‘300 e il Canto cioè l’attuale Via Gherardi si è formato a partire dal XIV secolo fino a tutto il 500 e oltre.

Planimetria Monastero Santa Caterina - Sansepolcro

Fig. 1 – Stemma dei Gherardi.

Sulla sinistra – imboccata la strada – si innalza subito la torre trecentesca, in bozze di pietra ben squadrata. Da questa torre – col tempo – si sono allargate ed estese le case dei Gherardi. Tutta la via, sulla sinistra, ci presenta la fronte del palazzo Gherardi, fino all’incrocio di Via S. Giuseppe, fronte che è una sistemazione cinquecentesca. Un grande portale bugnato – cioè carrozzabile per l’accesso alle carrozze di piacere, come ai carri da trasporto – un portalino di servizio più in fondo e finestre incorniciate in pietra culminate da timpani. Il Palazzo non si è esteso solo in questa direzione, ma – sempre partendo dalla torre – anche sulla via Maestra, l’attuale via XX Settembre. Il fronte sulla strada principale, modificato e ammodernato anche dopo il ‘500, si allunga per lungo tratto verso la Piazza fino al Palazzo Benci.

Fig. 2 – Palazzo Gherardi e torre d’angolo.            Fig. 3 – Palazzo Gherardi sulla destra con targa.

Sulla destra della strada, al numero 44, c’è un altro bel palazzo, anche questo Gherardi, un po’ più piccolo del fratello dirimpettaio. Cinquecentesco anche questo – portali bugnati con gradoni d’accesso, non carrabili quindi -, come l’altro, si estende, ma più brevemente, sulla via Maestra, in direzione di Porta Fiorentina.

Procedendo poi lungo la via – che oggi avremmo potuto denominare come quartiere dei Gherardi -, arrivati all’incrocio con Via S. Giuseppe, si vede sulla destra – ad angolo – il Palazzo Meucci, notevole edificio probabilmente quattrocentesco; notevole perché documenta molto bene l’uso per cui la famiglia lo ha voluto: al piano terra ben 9 aperture per logge mercantili, raccolta di derrate, commercio. Al piano nobile belle finestre oggi tamponate.

Il canto, piuttosto ben conservato, con i suoi palazzi documenta in modo interessante la qualità della vita economica in età tardomedievale e rinascimentale. Il centro della città era il luogo di residenza delle famiglie gentilizie, le cui terre – fuori dalle mura – erano coltivate da contadini e braccianti. Non solo agricoltura alimentare, ma anche mercantile: il territorio di Sansepolcro era dedito alla coltivazione del guado, un’erba la cui lavorazione produceva un colorante azzurro che riforniva città produttrici di pezze di stoffa come Firenze.

 

N.B. Il rapporto con Firenze, dopo la dedizione della città nel XV secolo, era molto stretto. Un episodio che vede protagonista la famiglia Gherardi: il granduca Ferdinando I, col suo seguito, in visita di stato presso il signore di Città di Castello, fece tappa a Sansepolcro, territorio fiorentino, ospite del grande palazzo dei Gherardi. È il 1593 e il capofamiglia è Bonaccorso Gherardi, che il popolo, per la sua opulenza economica, ha soprannominato ‘Il Ricco’. Potenza della ricchezza! Cosa ne pensava Bonaccorso della sua capacità economica-finanziaria? Basta scorrere la lunga facciata del palazzo, sulla Via Maestra, tornando verso Piazza: in due dei finestroni del piano nobile, sugli architravi, si legge una scritta Datum est desuper, tratta da Giov. 19,11; è uno spezzone della risposta che Gesù dà a Pilato quando gli dice che ha il potere di condannarlo. Se non gli fosse stato dato ‘dall’alto’, è la risposta completa, non ne avrebbe facoltà! È interessante scoprire che un miliardario del tempo abbia questa concezione dell’opulenza e della bellezza: ci sono le sue capacità a maturarla, certo, ma è comunque dono che viene dall’alto, di cui essere grati.

CRISTOFANO GHERARDI detto IL DOCENO

Planimetria Monastero Santa Caterina - Sansepolcro

Fig. 4 – Lastra commemorativa sulla facciata del Palazzo, casa natale dell’artista.

Cristofano Gherardi detto Il Doceno nacque a Borgo Sansepolcro nel 1508 da Guido di Francesco di famiglia nobile e agiata. Giovanissimo entrò nella bottega di Raffaellino del Colle e a Sansepolcro ebbe modo di conoscere il Rosso Fiorentino, che soggiornò in città dal 1527 al 1529, per realizzare la tavola della Deposizione per la Chiesa di San Lorenzo e quella del Cristo in gloria per il duomo di Città di Castello. Incontrò qui Giorgio Vasari per la prima volta, anche lui attratto a Sansepolcro dalla presenza del Rosso Fiorentino. Si trasferì a Firenze come soldato (1529-1531) e qui cominciò a collaborare col Vasari. Nel 1537 il Doceno fu bandito per ordine del Duca Cosimo I, dai territori toscani, essendo stato sospettato di complotto. Con il Vasari il Gherardi collaborò alla decorazione del palazzo Vitelli alla Cannoniera a Città di Castello con grottesche e graffiti. Tra il 1538 e il 1554, in più riprese, eseguì la decorazione del Castello Bufalini di San Giustino, con soggetti mitologici e grottesche, la Sala di Prometeo e la Sala dei Pagani. Lavorò con il Vasari a Firenze, a Roma, a Perugia, a Cortona, a Venezia, a Bologna. In tante commissioni Cristofano fu il principale aiuto di Vasari che disse che il Doceno “nel maneggiare colori a fresco era più bravo di lui……” e gli dedicò la sua vita in: Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri (1568), Parte terza, “VITA DI CRISTOFANO GHERARDI DETTO DOCENO DAL BORGO SAN SEPOLCRO, PITTORE”. Morì nel 1556 e fu sepolto nella chiesa di San Francesco della sua città.

Portale bugnato - sansepolcro

Fig. 5 – Incisione con ritratto del Gherardi sul frontespizio della sua Vita.

Portale bugnato - sansepolcro

Fig. 6 – Cristofano Gherardi detto il Doceno, La Sala di Prometeo, affreschi nel Castello Bufalini, San Giustino PG.

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • ERCOLE AGNOLETTI, Personaggi di Sansepolcro, Arti Grafiche, Sansepolcro 1986.
  • ENZO PAPI, Messaggi di pietra: finestra aperta su una città toscana del ‘500. Edizioni Nuova Phromos, Città di Castello, 2021.
  • ANGELO TAFI, Immagine di Borgo Sansepolcro, pag. 397, Calosci-Cortona, 1994.

 

 

STUDIO DI ENZO PAPI

Università dell'Età Libera - Sansepolcro
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